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    Presenze turistiche a Roma: nel 2025 la città tocca il punto più alto della sua storia

    Ci sono grafici che descrivono un andamento. E ce ne sono altri che raccontano una trasformazione. Questo è uno di quelli. La serie storica delle presenze turistiche a Roma dal 2008 al 2025, calcolate secondo le fonti ufficiali di Istat, non mostra soltanto che la città cresce; mostra che il turismo romano ha cambiato dimensione.

    Presenze turistiche a Roma nel 2025 la citta tocca il punto piu alto della sua storia

     

    Per molti anni Roma è rimasta sostanzialmente stabile attorno a una soglia compresa tra 26 e 27 milioni di pernottamenti. Tra il 2008 e il 2015 il profilo è quasi piatto: una lunga fase di consolidamento, più che di espansione, nella quale la città conferma la propria forza attrattiva ma senza ancora compiere un salto evidente di scala. Poi, gradualmente, qualcosa cambia. Dal 2016 in avanti la curva comincia a salire: 28 milioni, poi 30, poi 32, fino a 34 milioni nel 2019. Era già il segnale che Roma stava entrando in una nuova stagione.

    Poi arriva il trauma. Il 2020 interrompe brutalmente il ciclo, con il crollo a 8 milioni di presenze, seguito da un 2021 ancora fermo a 10 milioni. In quei due anni non si assiste a una normale battuta d’arresto, ma a una sospensione quasi integrale della mobilità turistica. Per una città come Roma, fondata anche sulla densità dei flussi internazionali, è stata una cesura storica.

    Ma proprio per questo la parte più interessante del grafico viene dopo. Il 2022 segna il ritorno a 32 milioni di presenze: un recupero già poderoso, che riporta la città quasi immediatamente a ridosso dei livelli pre-pandemia. Il 2023 sale a 41 milioni, il 2024 a 47, e il 2025 arriva a 50 milioni. In tre anni Roma non si limita a recuperare ciò che aveva perso. Lo supera largamente. Ed è questo il punto essenziale: non siamo davanti a un semplice rimbalzo tecnico, ma a una ricollocazione strutturale della città su un livello più alto di domanda turistica.

    La cifra tonda dei 50 milioni ha naturalmente anche un valore simbolico, ma sarebbe un errore leggerla solo come un record da esibire. Va interpretata invece per ciò che realmente significa: Roma è oggi entrata in una fase in cui la sua capacità di attrazione internazionale, la sua centralità nell’immaginario globale e la forza del suo brand urbano producono una intensità di presenze mai registrata prima. Il turismo romano non è tornato dove era; è andato oltre.

    Naturalmente questo dato può essere letto in due modi. Il primo è quello più immediato, e anche più facile: celebrare la crescita. Il secondo, che è quello più utile, consiste nel capire che cosa comporta governare una città arrivata a questa soglia. Perché 50 milioni di pernottamenti non sono solo una buona notizia per l’economia urbana, per l’occupazione, per la filiera ricettiva, per la ristorazione, per il commercio e per i servizi. Sono anche una misura della pressione che una grande capitale turistica deve saper organizzare, distribuire, accompagnare.

    Una crescita di questa portata conferma che Roma è tornata ad essere una delle grandi piattaforme urbane del turismo mondiale. E quando una città assume questo rango, la competizione non è più soltanto nazionale. È internazionale, permanente, selettiva. Roma deve allora leggere questi numeri non come un punto di arrivo, ma come una responsabilità ulteriore: rafforzare la propria capacità di attrarre, ma soprattutto di governare e qualificare la domanda.

    La conclusione è semplice. Questa serie storica non racconta soltanto che Roma ha battuto il proprio record. Racconta che il turismo romano, dopo essere stato ferito in modo drammatico, ha riaperto il ciclo su basi più alte di prima. E ogni volta che una città cambia scala, cambiano anche le domande che deve porsi. Non più soltanto quanti turisti arrivano, ma quale città si costruisce attorno a quella crescita.

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