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    Monitorare la reputazione di Roma nel mondo è, a tutti gli effetti, uno dei compiti fondativi della Fondazione per l'Attrazione Roma & Partners. Perché il vero capitale di una destinazione turistica non è soltanto ciò che possiede — monumenti, storia, offerta ricettiva — ma ciò che se ne racconta: la reputazione, l'appeal, l'immagine che circola sulla stampa internazionale, sui social, nelle guide di viaggio. È un capitale intangibile, ma non per questo meno reale: si costruisce nel tempo, può essere eroso rapidamente, e va osservato con la stessa sistematicità con cui si osservano i flussi e i valori economici.

    Confrontare Roma con le altre grandi capitali turistiche europee sull'offerta ricettiva alberghiera significa mettere a fuoco un dato che spesso resta sullo sfondo rispetto ai flussi e alle presenze, ma che è altrettanto decisivo: quanta capacità ricettiva esiste davvero, come è distribuita tra un numero maggiore o minore di strutture, e quale sia la dimensione media degli hotel che la compongono. Questa tabella mette a confronto sei città — Londra, Parigi, Roma, Berlino, Barcellona e Amsterdam — su tre indicatori complementari: il numero di camere alberghiere, il numero di hotel, e il rapporto tra i due, cioè la dimensione media di una struttura ricettiva.

    Ci sono dati che raccontano il turismo attraverso i flussi, e dati che lo raccontano attraverso la sua traduzione economica più quotidiana e più tangibile: quella che passa dai ristoranti, dalle trattorie, dai bar, dalle enoteche, da tutto ciò che compone l'esperienza gastronomica di chi visita una città. Questa tabella misura esattamente questo: il valore aggiunto generato dalla ristorazione riconducibile ai turisti — non ai residenti, ma specificamente agli ospiti — nei principali comuni turistici italiani nel 2024. E il risultato, anche in questo caso, colloca Roma in una posizione che non ha semplicemente il primato, ma un margine di distacco che cambia la natura stessa del confronto.

    C'è un segmento dell'ospitalità romana che questa newsletter ha già raccontato in termini di crescita relativa: quello dell'extra-alberghiero, che negli ultimi anni si è espanso più velocemente dell'hotellerie tradizionale. Questo grafico permette di guardare la stessa dinamica da un'angolazione diversa e più precisa, isolando una sua componente specifica — i pernottamenti in affitti brevi intermediati dalle piattaforme digitali — e mettendola a confronto con quella di altre grandi città europee.

    Ci sono grafici che misurano quanti turisti arrivano, e grafici che spiegano perché arrivano. Questo appartiene alla seconda categoria, ed è tra i più utili di questa newsletter, perché scompone la domanda turistica internazionale di Roma non per provenienza o per tipologia di soggiorno, ma per motivazione di viaggio. E la risposta che restituisce, guardata con attenzione, dice qualcosa di più profondo di quanto sembri a prima vista.

    Fin qui abbiamo visto Roma crescere in valore assoluto: più presenze, più mercati, più segmenti di offerta. Questo grafico introduce un punto di vista diverso e complementare, perché non misura quanto cresce Roma in sé, ma quanto cresce la sua quota, cioè il suo peso relativo dentro un perimetro molto specifico: le presenze turistiche registrate in Italia negli hotel di fascia alta, quelli a quattro e cinque stelle. In altre parole, non ci dice se Roma va bene o va male in valore assoluto; ci dice se Roma sta guadagnando o perdendo terreno rispetto al resto del sistema alberghiero premium nazionale.

    Ci sono confronti che dicono più di qualsiasi dato isolato, perché costringono a leggere Roma non da sola, ma dentro la sua vera competizione: quella con le altre grandi capitali del turismo europeo. Questo grafico fa esattamente questo, scomponendo le presenze turistiche di sei città — Berlino, Madrid, Barcellona, Parigi, Roma e Londra — nelle loro due componenti fondamentali: la domanda internazionale e la domanda domestica. Ed è proprio in questa scomposizione che emerge il ritratto più preciso della posizione competitiva di Roma.

    Ci sono grafici che raccontano una crescita, e grafici che raccontano come cambia la forma di quella crescita. Questo appartiene alla seconda categoria, ed è forse uno dei più utili per capire che cosa sia realmente successo al turismo romano nell'ultimo decennio. Perché non si limita a dirci che Roma ha guadagnato milioni di presenze tra il 2014 e il 2025; ci dice in quali mesi quelle presenze si sono concentrate, e questo cambia molto la lettura del fenomeno.

    Questo report non misura il turismo nel senso statistico classico del termine. Misura qualcosa di diverso, ma oggi non meno importante: la geografia simbolica di Roma nell’ecosistema della visibilità digitale. Attraverso circa 30.000 post Instagram con hashtag #roma, raccolti tra inizio dicembre 2025 e inizio 2026, il lavoro isola un sottoinsieme di contenuti geolocalizzati e pertinenti, ricostruendo non soltanto quali luoghi vengano mostrati di più, ma anche in quali lingue vengano raccontati, con quale tono e da quale prospettiva. È, in sostanza, una mappa dell’immagine di Roma mentre circola nel mondo sociale delle piattaforme. 

    Fin qui abbiamo osservato il turismo di Roma attraverso i suoi volumi: le presenze, i mercati, le tipologie di offerta, il posizionamento competitivo. Ma c’è un momento in cui il dato quantitativo deve essere riportato alla sua sostanza economica. Perché il turismo non conta soltanto per quanti visitatori porta, ma per il valore che genera. E questa tabella, da questo punto di vista, è forse una delle più eloquenti di tutte.

    Questa tabella ha un merito particolare: costringe a guardare Roma non da sola, ma nel confronto con gli altri grandi comuni turistici italiani. Ed è un passaggio essenziale, perché i dati assoluti di una grande capitale rischiano sempre di impressionare senza misurare davvero la performance relativa. Qui, invece, il confronto è netto. E quello che emerge è che Roma, tra il 2014 e il 2024, non solo cresce molto, ma cresce più di quanto facciano molte altre destinazioni italiane di primo piano.

    Ci sono tabelle che misurano la dimensione del turismo, e tabelle che ne rivelano la struttura profonda. Questa appartiene alla seconda categoria. Perché mostra che la crescita delle presenze turistiche a Roma tra il 2014 e il 2024 non è stata un fenomeno indistinto, distribuito in modo uniforme tra tutti i mercati, ma il risultato di una precisa gerarchia di contributi. Alcuni Paesi hanno spinto con forza l’espansione della città; altri l’hanno accompagnata; altri ancora hanno perso terreno.

    Fin qui abbiamo visto che Roma cresce, che cresce soprattutto grazie ai mercati internazionali e che una parte importante di questa crescita si concentra nell’hotellerie di fascia alta. Questa tabella aggiunge un tassello ulteriore, e forse ancora più significativo: Roma non sta semplicemente aumentando le proprie presenze negli hotel 4 e 5 stelle; sta aumentando il proprio peso relativo dentro l’intero mercato italiano dello stesso segmento. In altri termini, non è soltanto una crescita quantitativa. È un avanzamento di posizione.

    I grandi numeri del turismo servono a capire la scala del fenomeno. Ma per capire davvero che cosa stia succedendo a Roma bisogna guardare dentro quei numeri, scomporli, leggere come cambiano le forme concrete dell’ospitalità. È precisamente ciò che consente di fare questa tabella, che mostra una trasformazione ormai molto evidente: la crescita delle presenze turistiche nella Capitale, soprattutto nel periodo post-pandemico, si accompagna a una ricomposizione dell’offerta utilizzata, con due protagonisti principali, l’hotellerie di fascia alta e le locazioni turistiche.

    Questa tabella racconta una verità semplice, ma decisiva: Roma cresce quando torna il mondo. E oggi il mondo è tornato, in misura persino superiore a prima. La serie storica delle presenze per mercato di origine mostra infatti con grande nettezza che la vera forza del ciclo turistico più recente non sta tanto nella ripresa del mercato domestico, quanto nella poderosa riattivazione della domanda internazionale.

    Se la tabella precedente mostrava la crescita complessiva del turismo a Roma, questa ci permette di vedere dentro quella crescita. E quello che si osserva è un cambiamento ormai netto: Roma cresce in entrambe le grandi componenti dell’offerta ricettiva, ma non cresce allo stesso modo. L’alberghiero resta la spina dorsale del sistema, ma l’extra-alberghiero continua ad avanzare con una intensità maggiore, consolidando una tendenza che da alcuni anni sta ridisegnando il profilo dell’ospitalità romana.

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