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    Roma a tavola: la ristorazione turistica vale un miliardo di euro, il doppio di Milano

    Ci sono dati che raccontano il turismo attraverso i flussi, e dati che lo raccontano attraverso la sua traduzione economica più quotidiana e più tangibile: quella che passa dai ristoranti, dalle trattorie, dai bar, dalle enoteche, da tutto ciò che compone l'esperienza gastronomica di chi visita una città. Questa tabella misura esattamente questo: il valore aggiunto generato dalla ristorazione riconducibile ai turisti — non ai residenti, ma specificamente agli ospiti — nei principali comuni turistici italiani nel 2024. E il risultato, anche in questo caso, colloca Roma in una posizione che non ha semplicemente il primato, ma un margine di distacco che cambia la natura stessa del confronto.

    Roma a tavola: la ristorazione turistica vale un miliardo di euro, il doppio di Milano

     

    Fonte: BI.Roma&Partners; Elaborazioni su dati Sociometrica.

    Roma genera un miliardo di euro di valore aggiunto nella ristorazione turistica. È una cifra che, presa isolatamente, già impressiona. Ma è il paragone con le altre destinazioni a renderla davvero significativa. Milano, seconda in classifica, si ferma a 452 milioni: meno della metà di Roma. Venezia arriva a 372 milioni, Firenze a 303. Le tre città che compongono, insieme a Roma, il quartetto delle grandi destinazioni turistiche italiane restano quindi tutte ben al di sotto della soglia dei 500 milioni, mentre Roma da sola supera il miliardo. Non è un primato di poche lunghezze: è una superiorità di scala, dello stesso tipo che avevamo già osservato parlando di valore aggiunto turistico complessivo.

    Il dato merita una lettura che vada oltre il numero assoluto. Perché la ristorazione turistica non è semplicemente una voce di spesa tra le tante: è probabilmente la componente più diffusa, più quotidiana e più capillare dell'esperienza di visita. A differenza del pernottamento, che si concentra in un singolo momento della giornata e in un singolo luogo, il consumo gastronomico si ripete più volte al giorno, si distribuisce nei quartieri, coinvolge un numero enorme di esercizi commerciali di dimensioni molto diverse tra loro. Quando questo valore raggiunge il miliardo di euro, significa che a Roma il turismo non genera ricchezza soltanto nella filiera ricettiva, ma irrora in modo massiccio tessuto commerciale e occupazione diffusa nella città.

    C'è poi un secondo livello di lettura, legato al confronto con le altre voci di questa newsletter. Abbiamo già visto che Roma produce oltre 13,3 miliardi di valore aggiunto turistico complessivo, un dato che la colloca nettamente davanti a tutte le altre destinazioni italiane. Il fatto che, dentro quel totale, anche la componente specifica della ristorazione mostri lo stesso tipo di distacco conferma che il primato di Roma non è concentrato in un solo segmento della filiera turistica — l'hotellerie, per esempio — ma si replica in modo coerente in più comparti. È un segnale di solidità strutturale: la capacità di generare valore non dipende da un singolo anello della catena, ma da un ecosistema turistico ampio, diversificato, capace di produrre ricchezza su più fronti contemporaneamente.

    Guardando il resto della classifica, si osserva inoltre come il divario tra Roma e le altre destinazioni non riguardi solo le grandi città, ma l'intero sistema turistico nazionale. Rimini, prima tra le destinazioni balneari, si ferma a 170 milioni; Napoli, tra le grandi città del Sud, a 159; Torino, tra le metropoli del Nord, a 123. Anche sommando diverse destinazioni di seconda fascia, la distanza da Roma resta ampia. Questo non significa che quelle economie turistiche siano marginali — anzi, per i territori in cui si collocano rappresentano spesso una componente essenziale del tessuto produttivo locale — ma significa che Roma opera su un ordine di grandezza diverso, più vicino a quello delle grandi capitali turistiche globali che a quello delle destinazioni italiane di secondo livello.

    Il dato, infine, apre anche una riflessione più ampia sul modello di città che si costruisce attorno a questi numeri. Un miliardo di euro di valore aggiunto nella sola ristorazione turistica significa che Roma è oggi, prima ancora che una destinazione da visitare, una piattaforma economica capace di trasformare la propria attrattività in reddito diffuso, occupazione, indotto commerciale. È una ricchezza che, per sua natura, si distribuisce nei quartieri, coinvolge migliaia di esercizi di dimensioni diverse, e richiede — proprio per questo — attenzione alla qualità, alla sostenibilità e all'equilibrio tra offerta turistica e vita residente. Perché quando un settore genera valore di questa portata, la domanda che la città deve porsi non è più soltanto quanto guadagna, ma come continuare a farlo crescere senza snaturare ciò che lo rende possibile.

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