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    Roma meglio di Parigi sul turismo internazionale, meno su quello domestico

    Ci sono confronti che dicono più di qualsiasi dato isolato, perché costringono a leggere Roma non da sola, ma dentro la sua vera competizione: quella con le altre grandi capitali del turismo europeo. Questo grafico fa esattamente questo, scomponendo le presenze turistiche di sei città — Berlino, Madrid, Barcellona, Parigi, Roma e Londra — nelle loro due componenti fondamentali: la domanda internazionale e la domanda domestica. Ed è proprio in questa scomposizione che emerge il ritratto più preciso della posizione competitiva di Roma.

    Roma meglio di Parigi sul turismo internazionale, meno su quello domestico

     

    Il primo elemento che salta agli occhi, ed è quasi impossibile non farlo, è la distanza siderale di Londra sul mercato internazionale: 76 milioni di presenze, un valore che più che doppia quello di Roma e che colloca la capitale britannica in una categoria a parte, non paragonabile a nessun'altra città del continente. È un dato che va preso per quello che è — la conferma dello status di Londra come snodo turistico globale, per altro sostenuto anche da una metodologia di rilevazione diversa da quella europea, basata su indagini campionarie e non su registrazioni amministrative — più che come un termine di paragone diretto per le altre capitali.

    Tolta Londra dal confronto, però, il quadro cambia radicalmente, e cambia a favore di Roma. Sul mercato internazionale, la Capitale registra 34 milioni di presenze: più di Parigi e Barcellona, ferme entrambe a 28 milioni, più di Madrid, a 18, e più di Berlino, a 13. Roma, in altri termini, è oggi la destinazione europea — Londra a parte — più capace di attrarre turisti stranieri. Non un dato di secondo piano, ma la conferma più netta di tutto ciò che questa newsletter ha raccontato finora: la crescita romana degli ultimi anni non è un fenomeno locale o congiunturale, ma il segno di un posizionamento competitivo che oggi surclassa quello delle altre grandi capitali continentali sul terreno che conta di più, quello della capacità di attrazione internazionale.

    È sull'altro versante del grafico, quello del mercato domestico, che la lettura si fa più interessante, e per certi versi più istruttiva. Qui Roma scende a 13,5 milioni di presenze, un valore inferiore non solo a Londra — che anche sul fronte interno mantiene una posizione dominante con 37 milioni — ma anche a Berlino (17,6 milioni) e a Parigi (15,5 milioni). È qui che si annida quella che, con una espressione volutamente prudente, si può definire la debolezza di Roma: non una debolezza di attrattività, ma una debolezza di bacino.

    Il confronto più istruttivo è proprio quello con Parigi. Le due città hanno un mercato internazionale sostanzialmente identico, 28 milioni contro 34 milioni a favore di Roma: la Capitale, su questo fronte, non ha nulla da invidiare alla città francese, anzi. Ma sul mercato domestico Parigi supera Roma di due milioni di presenze. Il punto, allora, non è che Roma attiri meno turisti italiani di quanti Parigi ne attiri complessivamente; è che la Francia porta a Parigi una quota di francesi proporzionalmente più consistente di quanta l'Italia ne porti a Roma. È una differenza che parla più della struttura della domanda interna dei due Paesi — abitudini di viaggio, propensione alla vacanza urbana, distribuzione della popolazione, alternative domestiche disponibili — che della forza intrinseca delle due destinazioni.

    Detto altrimenti: se Roma avesse, rispetto alla popolazione e alle abitudini di viaggio degli italiani, la stessa capacità di calamitare la domanda interna che Parigi ha sui francesi, il divario complessivo tra le due capitali si chiuderebbe, e probabilmente si ribalterebbe a favore della Capitale, che già oggi vince nettamente sul fronte internazionale. Non si tratta dunque di un limite dell'offerta romana, quanto di un limite strutturale del mercato di origine, che riguarda l'Italia più che Roma. Per altro, all’interno dell’Italia, Roma ha la concorrenza di destinazioni come Firenze, Milano e Venezia, che si muovono sugli stessi target di mercato; cosa che non avviene per la Francia, dove Marsiglia e Lione per appeal non sono paragonabili alle citate città italiane.

    La conclusione che si può trarre da questo grafico è nel complesso favorevole a Roma. Sul terreno che più conta per il posizionamento internazionale di una destinazione — la capacità di attrarre visitatori da fuori confine — Roma non solo tiene il passo delle grandi capitali europee, ma le supera quasi tutte, Londra esclusa. Il margine di miglioramento, semmai, riguarda il rapporto con il proprio mercato di origine.

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