Questa tabella racconta una verità semplice, ma decisiva: Roma cresce quando torna il mondo. E oggi il mondo è tornato, in misura persino superiore a prima. La serie storica delle presenze per mercato di origine mostra infatti con grande nettezza che la vera forza del ciclo turistico più recente non sta tanto nella ripresa del mercato domestico, quanto nella poderosa riattivazione della domanda internazionale.

Per molti anni la struttura della domanda verso Roma è rimasta relativamente stabile. Il mercato internazionale si collocava attorno ai 19-20 milioni di presenze, mentre quello domestico oscillava intorno ai 6-7 milioni. Era già allora evidente la natura internazionale della Capitale: Roma non è mai stata una destinazione sostenuta prevalentemente dalla domanda interna, ma una città la cui collocazione turistica dipende in larga misura dalla sua capacità di attrarre flussi dall’estero. Il turismo italiano è importante, ma è il turismo internazionale che definisce la scala vera della città.
Negli anni immediatamente precedenti alla pandemia questa tendenza si era già rafforzata. Tra il 2015 e il 2019 il mercato internazionale passa da meno di 20 milioni a oltre 23 milioni di presenze, mentre il domestico cresce anch’esso, ma con una progressione più limitata, fino a circa 11 milioni. Roma entrava già allora in una nuova fase, nella quale il baricentro della crescita era sempre più chiaramente esterno ai confini nazionali.
Poi arriva il crollo del 2020. Ma anche qui la tabella è istruttiva, perché mostra che il trauma pandemico colpisce in modo molto diverso le due componenti della domanda. Il mercato internazionale precipita quasi a fermarsi, mentre quello domestico, pur riducendosi drasticamente, conserva una maggiore capacità di tenuta relativa. È una dinamica comprensibile: quando si interrompe la mobilità globale, sono soprattutto i flussi internazionali a scomparire. Il turismo domestico diventa allora, per definizione, il primo bacino da cui ricomincia la ripartenza.
Tuttavia, la vera novità è ciò che accade dopo. La ripresa post-pandemica di Roma non è costruita principalmente sul consolidamento del mercato interno, ma sul ritorno in grande stile dei mercati esteri. Il mercato domestico risale, certo: raggiunge i 12 milioni nel 2022 e arriva a 14 milioni nel 2025. Ma il salto più impressionante è quello del mercato internazionale, che risale rapidamente fino a 20 milioni nel 2022, poi balza a 28 milioni nel 2023, 34 milioni nel 2024 e 36 milioni nel 2025. È qui che si produce il vero cambio di scala del turismo romano.
Questo significa una cosa precisa: la Roma di oggi è ancora più internazionale della Roma pre-Covid. Non solo perché i volumi esteri sono aumentati in valore assoluto, ma perché è la componente internazionale ad aver generato la quota più ampia dell’espansione complessiva. In altri termini, il record delle presenze non sarebbe spiegabile senza la forza del ritorno dei mercati esteri. Il turismo domestico accompagna la crescita; il turismo internazionale la trascina.
Ed è un passaggio che ha molte implicazioni. La prima è economica: una città che cresce soprattutto grazie ai mercati internazionali è una città che rafforza il proprio posizionamento globale, la propria visibilità, la propria capacità di stare dentro le grandi correnti della mobilità mondiale. La seconda è strategica: se il baricentro della crescita è internazionale, allora diventano ancora più decisive le politiche di accessibilità, di promozione estera, di posizionamento competitivo e di presidio dei mercati. La terza è urbana: una domanda sempre più internazionale modifica i comportamenti di spesa, le aspettative di servizio, i modelli di fruizione della città e perfino il rapporto simbolico tra Roma e i suoi visitatori.
Naturalmente, leggere questi numeri non significa ignorare l’importanza del mercato italiano. Il mercato domestico resta una componente essenziale di stabilità, di continuità e di resilienza. In momenti di shock, è spesso il primo a ripartire; nei momenti di incertezza, è quello che consente di attutire gli urti. Ma ciò che questa tabella ci dice con grande chiarezza è che la traiettoria di crescita di Roma, quella che la porta ai 50 milioni di presenze complessive, ha un motore principale: il turismo internazionale.
La conclusione, allora, è netta. Roma non ha semplicemente recuperato i turisti perduti durante la pandemia. Sta tornando a occupare, con ancora maggiore forza, il proprio posto nelle geografie globali del desiderio, del viaggio e dell’esperienza urbana. E questo comporta una responsabilità ulteriore: continuare a presidiare i mercati internazionali non come una variabile accessoria, ma come il cuore stesso del futuro turistico della città.




