AR logo positivo 800

Seleziona la tua lingua

    Roma vista da Instagram: chi domina la scena, ma l’engagement premia emozione e racconto

    Questo report non misura il turismo nel senso statistico classico del termine. Misura qualcosa di diverso, ma oggi non meno importante: la geografia simbolica di Roma nell’ecosistema della visibilità digitale. Attraverso circa 30.000 post Instagram con hashtag #roma, raccolti tra inizio dicembre 2025 e inizio 2026, il lavoro isola un sottoinsieme di contenuti geolocalizzati e pertinenti, ricostruendo non soltanto quali luoghi vengano mostrati di più, ma anche in quali lingue vengano raccontati, con quale tono e da quale prospettiva. È, in sostanza, una mappa dell’immagine di Roma mentre circola nel mondo sociale delle piattaforme. 

    La prima evidenza è netta: Roma, su Instagram, appare ancora fortemente concentrata attorno a pochi grandi poli iconici. Colosseo, Fontana di Trevi e Città del Vaticano risultano di gran lunga le località più taggate; seguono altre mete classiche come Castel Sant’Angelo, Piazza di Spagna e Piazza Navona. Ancora più significativo è il fatto che i post con tag Colosseo, Fontana di Trevi e Vaticano rappresentano da soli il 60% dei post pertinenti raccolti. Questo significa che la Roma che si racconta online resta, prima di tutto, una città monumentale e fortemente condensata nei suoi simboli maggiori. 

    Ma qui emerge già un secondo punto, più sottile e più interessante. La centralità visiva non coincide perfettamente con la capacità di coinvolgere. Il report mostra infatti che le località più “ingaggianti” non sono soltanto quelle più esposte, bensì quelle i cui post raccolgono mediamente più like e commenti. E qui compaiono Villa Borghese, Pantheon e Fontana di Trevi. In altri termini, una cosa è il luogo che tutti taggano, un’altra è il luogo che riesce meglio a trasformarsi in relazione, memoria, risposta emotiva. È la differenza tra notorietà e intensità. 

    Anche il profilo linguistico è molto eloquente. Italiano, inglese e spagnolo rappresentano quasi il 90% delle lingue emerse nell’analisi, confermando che Roma si muove dentro un perimetro linguistico ampio ma leggibile, fatto insieme di base domestica e forte internazionalizzazione. Tuttavia, sono i post in portoghese a risultare i più ingaggianti, mentre i post con più like in spagnolo e in portoghese risultano relativi al Vaticano. Qui si intravede qualcosa di molto rilevante: la forza di Roma sulle piattaforme non dipende solo dalla quantità delle audience, ma dalla loro qualità narrativa e simbolica. Alcune comunità linguistiche meno centrali per volume possono essere molto più reattive in termini di coinvolgimento. 

    Il dato sui toni è forse ancora più rivelatore. I due registri prevalenti sono quello dell’ammirazione e incanto e quello informativo-descrittivo; insieme coprono la grande maggioranza dei contenuti, e l’80% dei post si colloca nell’area dell’ammirazione o della descrizione. Eppure non sono questi i contenuti che performano meglio. I post più ingaggianti sono quelli dal tono nostalgico e riflessivo, seguiti da quelli di ammirazione e incanto. È un risultato molto importante, perché suggerisce che Roma non funziona solo come oggetto da mostrare, ma come dispositivo che attiva interiorità, memoria, senso del privilegio, persino autorappresentazione esistenziale. Roma, sulle piattaforme, non è soltanto vista: è interpretata. 

    La stessa logica si ritrova nell’analisi delle prospettive. Più del 60% dei post è prodotto da turisti o visitatori, mentre le due prospettive principali sono quelle dei turisti/visitatori e degli appassionati d’arte e fotografia, che insieme superano l’80% dei post analizzati. Ma ancora una volta il volume non coincide con la capacità di coinvolgere: sono i post con prospettiva da blogger o influencer a raccogliere mediamente più like e commenti, seguiti dai post dei turisti. È un passaggio importante, perché ci dice che l’immagine digitale di Roma nasce sì dalla massa diffusa dei visitatori, ma viene amplificata e resa più performante da chi sa trasformare l’esperienza in racconto. 

    In controluce, questo report dice qualcosa di più generale sulla città. Dice che Roma possiede ancora una straordinaria capacità di concentrare l’attenzione mondiale in pochi luoghi-simbolo, ma che il suo potenziale narrativo è più largo della sola monumentalità. Quando emergono Villa Borghese, Pantheon o Fori Imperiali tra i luoghi più ingaggianti, quando il tono riflessivo batte quello puramente descrittivo, quando il portoghese produce engagement elevato e i blogger superano i semplici turisti nella capacità di attivare reazioni, allora diventa chiaro che la partita non si gioca soltanto sulla celebrazione dell’icona, ma sulla costruzione di una relazione più profonda tra città e racconto. 

    Instagram non sostituisce certo le statistiche del turismo, ma le completa da un’altra angolazione. Le statistiche ci dicono quanti arrivano, da dove arrivano, quanto spendono. Questo report dice invece quali luoghi dominano l’immaginario, quali registri emotivi funzionano, quali lingue risuonano di più e quali soggetti trasformano Roma in contenuto condivisibile. E il messaggio finale è molto netto: la Roma che vince sulle piattaforme è ancora la Roma dei grandi simboli, ma l’engagement più forte nasce quando quei simboli diventano racconto personale, emozione riflessiva e esperienza da reinterpretare, non solo da esibire.

     

    Visualizza la presentazione

    Soci fondatori


    logo romacapitale

    logo cciaadioma

    logo aeroportidiroma

    Salva
    Preferenze dell'utente sui cookie
    Questo sito utilizza i cookies per offrire una esperienza di navigazione migliore. Se non accetti di installarli il sito potrebbe non funzionare come atteso.
    Accetta tutto
    Rifiuta tutto
    Analytics
    Strumenti utilizzati per analizzare i dati per misurare l'efficacia di un sito web e per capire come sta funzionando.
    Google Analytics
    Accetto
    Rifiuto